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lunedì, 25 giugno 2007
Rallysti per caso (e per una buona causa)

Ci siamo quasi: l'edizione 2007 del MongolRally è alle porte e, da veri blogger con i controfiocchi, vi proponiamo una intervista (ovviamente esclusiva) con i componenti di uno dei team italiani che partiranno alla volta di Ulan Bator alla guida di una fantastica, ehm, Panda 750.

Scusa, puoi ripetere?

Riassunto delle puntate precedenti: mesi fa il mio amico Francesco mi parla di questo rally e mi dice di voler partecipare.

L'evento è iniziato qualche anno fa, quando due ragazzi inglesi (e cos'altro potevano essere?) sono partiti da Londra su una 126 alla volta della Mongolia. Non ci arrivarono, ma decisero di riprovare. Nel 2004 i team erano 6, quest'anno sono 200. I team italiani sono 5. Una delle regole del MongolRally (forse l'unica) dice che il mezzo non può superare i 1000 cc di cilindrata. Tutto in autonomia, senza assistenza: auto, pilota e copilota, ruote di scorta, viveri, carte stradali, visti di ingresso e quant'altro.

In effetti il paragone con la Parigi-Dakar non è proprio azzardato, se togliamo le sponsorizzazioni miliardarie, le riprese TV, i piloti superstar e i mezzi da fantascienza. Cioè se togliamo quasi tutto, insomma, quello che resta è l'avventura vera e propria.

Siccome lo conosco da 13 anni, da quando eravamo entrambi alla Scuola di Fanteria a Cesano di Roma, siccome abbiamo fatto insieme un bel po' di cose da pazzi, siccome...

Quindi, per tanti motivi lunghi da spiegare, non mi stupisco. Partire alla volta della Mongolia per un rally metà benefico metà Cannonball, attraversare 15 paesi guidando per forza (lo dice il regolamento) uno scassone, cioè un veicolo al massimo di 1000 cc da lasciare all'arrivo, mi avrebbe lasciato perplesso se me lo avesse detto un altro, ma da lui mi sembra perfettamente normale.

Non solo avventura

In tempo zero Francesco e Barbara, la fidanzata (e ispiratrice del viaggio) hanno messo su il Team Orca, sponsorizzato dalla scuola sub in cui insegnano. Siccome lo scopo del rally è, oltre all'avventura in sé, fare della beneficenza, i due dovranno portare in dote all'organizzazione la somma di 1000 sterline da devolvere a due ONG attive proprio in Mongolia, Mercy Corps e Christina Noble Foundation.

Allo scopo vendono delle magliette niente male quindi, se siete del tipo "pago-pretendo", potete comprarvene qualcuna e, senza alcuno sforzo, mettervi pure la coscienza a posto. Altrimenti potete donare e basta, usando i link sulla loro pagina web.

I due appartengono alla specie, piuttosto rara, dei viaggiatori. Egitto, Georgia, Azerbaijan e quant'altro li hanno visitati nel modo meno turistico possibile, per svago e per lavoro. Questa esperienza li rende sicuramente adatti per una impresa che attraversa zone del pianeta che è riduttivo definire "poco turistiche".

Quindi, cos'altro potevamo fare se non intervistarli per chiedere tutto sul "loro" MongolRally a un mese dalla partenza?
----------------

Cominciamo con una domanda banale: cos'è, quando si svolge e quanto dura il MongolRally?

Francesco: L’hanno definito in tanti modi: “la Cannonball dei poveri”, la "Dakar dei bidoni” ma il Mongol Rally in realtà non è una gara, a me piace vederlo come un viaggio, un lungo viaggio avventuroso a scopo benefico. Il rally ufficialmente partirà da Londra il 21 luglio e finirà a Ulan Bator il 19 agosto. L’ultimo cancello prima di lasciare l’Europa è a Praga, noi, insieme ad altri team del sud Europa partiremo da lì.

In pratica, oltre alla vostra nota pazzia, cosa vi spinge ad affrontare un viaggio così?

F: Pazzia per me è imboccare la tangenziale di Milano ogni mattina per recarmi al lavoro! Ho sempre amato viaggiare e mi piace affrontare, di tanto in tanto, qualche avventura. Soprattutto mi ha sempre spinto la curiosità di vedere dal vero, con i miei occhi, quanto prima ho letto sui libri.


Ora siete riusciti a comprare la macchina che vi porterà, speriamo, fino a Ulan Bator. Quanto costa preparare un'impresa così, in termini di soldi, tempo e fatica?

F: Come "speriamo"? Ci porterà sicuramente fin laggiù. Abbiamo, tra gli amici, un ottimo meccanico di auto da competizione che farà del suo meglio. Vedi, ci sono due modi per affrontare questa impresa. L’approccio “anglosassone” è sicuramente più avventuroso: della serie mollo tutto, mi metto in macchina e vediamo cosa succede. Noi Italiani forse siamo meno metodici di loro nella vita di tutti i giorni ma nelle imprese fuori dal comune riusciamo bene, cerchiamo di organizzare al meglio il possibile e solo alla fine... interviene la nostra arte di arrangiarsi. Forse lo facciamo perché non amiamo troppo il rischio. La preparazione del MongolRally quindi ci sta costando molto tempo e fatica (studio del percorso, raccolta documenti e informazioni... il fund raising per le due ONG!!). Per quanto riguarda i soldi, la spesa principale è costituita da visti e assicurazioni. Sai, attraversando 15 paesi...


Qual è il tratto di percorso che pensate sarà più problematico?

F: Sembra banale da dire, ma le incognite aumentano con l’allontanarsi dall’Italia.
Diciamo che fino all’Azerbaijan l’ambiente è più o meno conosciuto (ci siamo stati qualche anno fa).
Un punto di attenzione è costituito dal passaggio del mar Caspio: il traghetto non si sa che orari faccia, ogni quanto tempo parta, nè quanto costi la “mancia” per imbarcare l’automobile. Un'altra incognita è il Turkmenistan, il paese meno visitato dai turisti insieme alla Corea del Nord ;-).

Da lì in poi c'è’ l’Uzbekistan che non ci preoccupa molto. Una volta attraversato il confine tra Federazione Russa e Mongolia, seguendo una rotta per 180° dovremmo incontrare presto Ulan Bator... ma questo avverrà dopo circa una settimana di Siberia.


Tre cose che vi porterete sicuramente in viaggio:

F: per quanto riguarda me: la bandiera italiana, il gagliardetto dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia… e il tifo degli amici ;-)

Barbara: io sono più prosaica: sicuramente una doccia da campo, la caffettiera, chilometri di carta igienica per qualsiasi evenienza.


Tre cose che, a malincuore, lascerete a casa :

F: la maschera, la muta e le pinne…anche se spero sempre in una sosta sul lago Bajkal per un’immersione.

B: l’aria condizionata in macchina... per il resto non penso che sentirò la mancanza di nient’altro di specifico, spero! Forse un po’ internet e la posta elettronica :o)


Qual è stata la cosa più facile, fino a questo punto?

F: acquistare le guide turistiche.


E la cosa più difficile?

F: reperire una mappa decente della Siberia. Il massimo che ho trovato è stata una carta stradale 1:6.000.000.

B: approntare la documentazione per i visti… quello per la Russia è un delirio!


Immagino che attraversare la Mongolia non sia come andare al mare in autostrada. Si riescono a reperire le mappe? La community dei MongolRallisti vi ha dato una mano per preparare il percorso?

F: come dicevo, la mappa più difficile da trovare è quella della Siberia, per l’Asia Centrale invece la scelta è stranamente molto ampia, mentre per la Mongolia... ogni mappa è inutile quindi una vale l’altra.

La comunità dei MongolRallisti esiste.. ma è dominata dagli anglosassoni che effettivamente sembrano avere soldi e tempo in quantità. Le mappe ? Non servono... loro chiedono indicazioni. Il nostro budget è limitato e anche il tempo. Noi vogliamo arrivare in Mongolia entro il 19 agosto, in orario per il party conclusivo.


Il Ministero degli Esteri, attraverso la sua rete di ambasciate e consolati, che supporto offre a questi eventi? In poche parole, dovrò venirvi a visitare in una prigione nel Turkmenistan?

F: speriamo proprio di no (oltretutto anche tu avresti dei problemi con il visto), cercheremo di comportarci bene. Quanto al supporto...il personale delle nostre sedi diplomatiche è sempre molto gentile e disponibile, fa il possibile per fornirci le informazioni necessarie. Il problema è che per certe cose si appoggia al personale locale…. Che semplicemente non riesce a comprendere perché uno debba andare a visitare il suo paese vivendo in un paese come l’Italia.

Ricordo nel 2004 in Azerbaijan, la commessa di un negozio ci chiese cosa facessimo a Baku. Alla parola “Turismo” ci guardò perplessa: “Tourists in Azerbaijan ? Strange !”

Postato da: basecamp a 16:13 | link | commenti (2)


Commenti
#1    12 Luglio 2007 - 19:31
 
vedo con piacere che il blog è vivo, vi leggo questa storia 'nteresante; passando dal sito dei to amis finisco anche per scoprire il tuo portfolio di vignette, dove infine scovo persino il nome di mio figlio :-)
insomma, tutta questa prossimità digitale m'invoglia a lasciarti un saluto; poi ci si vede anche, neh?
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#2    13 Dicembre 2007 - 14:45
 
Anno nuovo, blog nuovo

[..] Grandi cambiamenti in vista per il nostro campo base: insieme ai nostri amici reduci dal Mongol Rally abbiamo deciso di collegare il blog a una nuova iniziativa, che parla di un Paese lontano ma non troppo e che, secondo noi è una vera mecca per [..]
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